“Ho fatto una risonanza e mi hanno trovato un’ernia.”
È una frase che sentiamo spesso. E altrettanto spesso genera preoccupazione, perché molte persone associano immediatamente la presenza di un’ernia a un problema grave o alla necessità di un intervento.
In realtà, la situazione è più complessa.
Il referto non è la diagnosi
Uno degli aspetti che la Dott.ssa Ilaria Acchiardi, neurochirurgo, si trova più spesso a chiarire riguarda proprio l’interpretazione degli esami diagnostici.
Quando riceviamo il referto di una risonanza magnetica, tendiamo a concentrarci sulle parole che ci colpiscono di più: ernia, protrusione, degenerazione.
Ma il referto descrive semplicemente ciò che si vede nelle immagini.
La diagnosi, invece, nasce dall’unione di più elementi:
- i sintomi del paziente;
- la visita clinica;
- l’esame obiettivo;
- gli esami strumentali.
Solo mettendo insieme tutte queste informazioni è possibile capire se ciò che compare nella risonanza è davvero responsabile del dolore o del disturbo che stiamo vivendo.
Avere un’ernia non significa necessariamente avere un problema
Con il passare degli anni, il nostro corpo cambia. Anche la colonna vertebrale va incontro a normali processi di invecchiamento.
Piccole protrusioni o ernie possono essere presenti anche in persone che non hanno alcun dolore e conducono una vita perfettamente normale.
Per questo motivo, trovare un’ernia alla risonanza non significa automaticamente aver individuato la causa del problema.
La vera domanda non è:
“Ho un’ernia?”
Ma piuttosto:
“Questa ernia è realmente correlata ai miei sintomi?”
Il valore della valutazione clinica
È proprio qui che entra in gioco il ruolo dello specialista.
Il compito del medico non è soltanto leggere un’immagine, ma interpretarla alla luce della storia del paziente e dei suoi sintomi.
In alcuni casi, il dolore alla schiena può essere effettivamente legato a un’ernia. In altri, invece, la causa può essere completamente diversa.
Ecco perché affidarsi esclusivamente al referto rischia di portare a conclusioni affrettate o inutili preoccupazioni.
Un approccio che guarda alla persona
In QiFisio crediamo che ogni percorso debba partire dalla persona e non soltanto dalle immagini diagnostiche.
Gli esami strumentali sono strumenti preziosi, ma rappresentano solo una parte della valutazione.
Capire cosa sente il paziente, come si muove, da quanto tempo ha dolore e come questo influisce sulla sua vita quotidiana è altrettanto importante.
Perché l’obiettivo non è curare una risonanza.
L’obiettivo è aiutare una persona a stare meglio.



