Ambulatorio di Medicina Riabilitativa

Distorsione di caviglia e dolore al ginocchio

Distorsione alla caviglia e dolore al ginocchio

 

Le relazioni tra una semplice “slogatura” ed un problema al ginocchio

Quando si valuta una persona con dolore al ginocchio è importante andare ad indagare anche altri distretti, come anca, piede, bacino e colonna lombare. Nella raccolta anamnestica bisogna risalire ad eventuali traumi o infortuni precedenti, tra questi un trauma distorsivo alla caviglia risulta essere tra i più riscontrati. Un infortunio di questo tipo non curato nella maniera corretta oppure sottovalutato, poiché apparentemente di lieve entità, può portare ad una minor mobilità del piede, ad una debolezza dei muscoli della caviglia. Questi fattori possono portare dolore persistente al piede stesso o essere una concausa di un problema al ginocchio. Infatti analizzando gli studi epidemiologici, il 33% dei soggetti che ha avuto un trauma distorsivo alla caviglia ha dolore a distanza di 1 e 4 anni, indipendentemente da quanto era grave l’episodio distorsivo. In un paziente su quattro si evidenziano segni degenerativi precoci dell’articolazione e sindromi da conflitto articolare e la persistenza dei sintomi porta a quella che viene definita instabilità cronica di caviglia (https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/00913847.2018.1409604).Nello sport rappresenta il 34% degli infortuni totali, mentre tra la popolazione generale il 70% riferisce di aver avuto nella propria vita quella che viene comunemente chiamata “slogatura”.

Una distorsione di caviglia viene classificata in tre diversi gradi. Nel grado 1 non abbiamo nessuna perdita di funzionalità e nessuna lassità legamentosa, si sviluppa poco gonfiore (minore di 0,5 cm) e la riduzione della mobilità rimane entro i 5 gradi. Quando si ha una distorsione di grado 2, invece, la riduzione della mobilità può arrivare fino a 10 gradi, il gonfiore entro i 2 cm, c’è lesione legamentosa e limitazione funzionale dei movimenti che nei traumi di grado 3 arriva ad essere importante, con lesione di più legamenti, maggior gonfiore e limitazione articolare oltre i 10 gradi (https://www.jospt.org/doi/pdf/10.2519/jospt.2013.0305).

Dal momento che dagli studi scientifici aggiornati al 2020, la persistenza dei sintomi non è correlata alla severità del trauma, emerge come sia importante andare a monitorare l’evoluzione del programma riabilitativo a distanza di 1, 3,6 e 12 mesi. Inoltre ad oggi non esistono test che possono andare ad individuare dei fattori di rischio sui quali poter lavorare tra coloro che poi svilupperanno un’instabilità cronica (https://bjsm.bmj.com/content/52/20/1304).

Quale miglior pratica?

Di fronte ad una distorsione di caviglia la prima cosa da fare è escludere la presenza di fratture che sono associate nel 15% dei casi. Esiste un test somministrabile dal fisioterapista, che si chiama Ottawa Ankle Rules (http://www.theottawarules.ca/ankle_rules), che permette di individuare quella popolazione che necessita o meno di un accesso al pronto soccorso per effettuare una lastra che vada a valutare l’eventuale presenza di fratture. In caso di assenza di fratture si procede alla valutazione fisioterapica in cui il fisioterapista, utilizzando una batteria di test, inquadra eventuali limitazioni articolari, di forza e funzionalità per concordare con il paziente gli obiettivi e le strategie di recupero. Una lesione legamentosa è molto comune, infatti il legamento peroneo astragalico anteriore si rompe nel 66-80% dei casi, e si manifesta con dolore nella sede anatomica anteriore. Anche il gonfiore è un elemento presente nella maggior parte dei casi così come una limitazione di movimento e forza. Nei primi 3/5 giorni successivi al trauma la migliore gestione è seguire il nuovo protocollo P.E.A.C.E and L.O.V.E. che è incentrato su una corretta gestione del carico, promuovendo appena possibile strategie di recupero attive che permettano di guidare al meglio i processi riparativi evitando i danni di un eccessivo riposo (https://bjsm.bmj.com/content/54/2/72) .

In fase acuta l’utilizzo di terapie strumentali in ausilio agli esercizi attivi può aiutare a ridurre gonfiore e stimolare i processi riparativi. In base alla gravità potrebbero essere necessari tutori o bendaggi che hanno il ruolo di sostenere l’articolazione con l’obiettivo di proteggerla e garantire maggior sicurezza alla persona nella sua quotidianità. L’uso del bendaggio è raccomandato successivamente per soggetti che praticano attività con cambi di direzione e salti per prevenire una nuova distorsione in affiancamento al percorso riabilitativo finalizzato poi ad uno svezzamento della protezione una volta recuperata sicurezza, forza e stabilità. Test dinamici che valutano questi parametri si inseriscono quando il cammino è possibile senza dolore e compensi (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30038824/). Questi danno informazioni per programmare le fasi successive in base all’attività lavorativa, motoria o sportiva della persona. Il recupero sarà basato su una progressione di esercizi con carichi e stimoli differenti che si avvicineranno sempre di più alla tipologia di attività praticata. In caso di soggetti sportivi, batterie di test con ausilio di tecnologie forniranno indicazioni precise per concordare il ritorno all’attività sportiva  (https://bjsm.bmj.com/content/52/20/1304).


Bibliografia

-Acute lateral ankle sprain to chronic ankle instability: a pathway of dysfunction (Miklovic, 2018)

-Ankle stability and movement coordination impairment; ankle ligament sprains (Martin, 2012)

-Clinical assessment of acute lateral ankle sprain injuries (ROAST): 2019 consensus statement and recommendations of the International ankle consortium (Delahunt, 2018)

-Soft-tissue injuries simply need peace and love (Dubois and Esculier, 2019)

-The effect of bracing and balance training on ankle sprain incidence among athletes: a systematic reviwe with meta-analysis (Bellows 2018)

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